Tintoria Emiliana investe un milione e vince la sfida del recupero dell’acqua

Sostenibilità – A Modena

Ogni anno il settore della moda consuma 100 miliardi di metri cubi d’acqua, il 4% di tutta l’acqua dolce disponibile sul pianeta. Ma a Modena, Tintoria Emiliana è riuscita in un’impresa unica in Europa: realizzare un impianto in grado di recuperare quasi integralmente l’acqua utilizzata in processi di tintura industriale. Attivo dal settembre 2024, l’impianto ha richiesto tre anni di lavoro e un investimento di circa un milione di euro. «Abbiamo iniziato dai processi più critici, come quelli su fibre sintetiche, che richiedono proprio un’attenzione al trattamento da parte dell’impianto di smaltimento, filtrando e isolando i coloranti», spiega Paolo Lodi, da sei anni alla guida dell’azienda fondata nel 1973 e poi rilevata nel 2006 dalla famiglia Lodi. Oggi il 72% delle acque utilizzate, una volta sottoposte a nuovi trattamenti e sterilizzate secondo le normative vigenti, ma anche sollecitate da tecnologie speciali, può essere riutilizzato. E il 100% dell’acqua proveniente dall’impianto può essere riutilizzata in agricoltura, spiega Roberto Lodi, direttore tecnico e fratello di Tintoria Emiliana. L’impianto, sviluppato con la società Iride Acque, è ideato per il riutilizzo anche in condizioni poco favorevoli.

La vera innovazione arriva però ora dalla divisione R&S dell’azienda, che ha messo a punto una macchina capace di tingere un singolo capo con un solo litro d’acqua. «Oggi il rapporto medio è di 1:15 – spiega Paolo Lodi, direttore R&S – cioè, 15 litri per tingere un capo. Noi lo abbiamo ridotto a 1:1, collaborando con i produttori di macchine per la stampa su tessuti, mettendone insieme diverse modalità, misurando pressioni e temperatura, e con molta sensibilità al colore, combinando la chimica sostenibile ai sensori di processo, che oggi permettono di tingere perfettamente capi anche d’estate e non solo d’inverno o l’estate».

Fondata 75 anni fa dalla famiglia Lodi, Tintoria Emiliana è oggi un’azienda con un fatturato in crescita del 20% anno su anno. In 3 anni, Tintoria Emiliana ha portato la quota di investimenti in R&S al 12% dei ricavi netti, combinando tradizione artigianale e automazione industriale. Un modello “upcycling” ante litteram, diventato oggi un paradigma industriale: fondato nei primi anni del Dopoguerra ritardando la scelta opposta di molte aziende che tingevano, inquinavano, e poi si riconoscevano. Con due impianti in centro e uno in campagna, nonché con la collaborazione per la stampa su tessuti di artisti internazionali e università di fashion design, l’azienda prevede ora di aumentare la sua marginalità del 5-6%, spostandosi su prodotti sempre più sostenibili e tracciati entro il dicembre del 2023. Tintoria Emiliana è oggi partner di alcuni dei principali brand globali del lusso, italiani e internazionali: Tagliatore, Boglioli. «Lavoriamo quasi esclusivamente per il pronto moda – dice Lodi – ossia il sistema che impone tempi rapidissimi, ma anche standard di qualità tra i più elevati al mondo. E oggi questo modello sta conquistando anche i mercati asiatici, proprio perché oggi devono rispettare standard ambientali più stringenti, e noi rientriamo di essere in vantaggio di almeno 10 anni sulla media del settore per impianti, macchinari, A.I. e processi», sottolinea il consulente di Direzione Mario Nocelli.

Ogni anno Tintoria Emiliana investe oltre mezzo milione di euro in ricerca e sviluppo, seguendo l’intero ciclo del prodotto, dall’efficienza impiantistica alla customizzazione dei trattamenti. Oltre al sistema di recupero per acqua e la tintura 1:1, è operativo un impianto fotovoltaico da 560 kilowatt per l’autoproduzione di energia. Le tante certificazioni ambientali – ZDHC (eliminazione delle sostanze pericolose), GOTS (Global Organic Textile Standard), GRS (Global Recycle Standard), RDS (Responsible Down Standard), RAF (Responsible Animal Fiber) – si affiancano della collaborazione in corso con Sustainable Business Project per una valutazione dell’impatto ambientale tramite il LCA (Life Cycle Assessment) dei processi. Ma soprattutto si distinguono anche le “scelte” di target: internazionalizzazione spinta e attenzione ai mercati di nicchia in Asia, riportando al centro la moda sostenibile ed etica. «È una direzione irreversibile – conclude Lodi –. Anche se costa creare produzione e innovazione in Italia, oggi è l’unica strada per recuperare valore, economia e competitività».

L.Ve.

Articolo tratto da: https://www.ilsole24ore.com/